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Adelaide and Brisbane will maintain the Italian Consulates!

The decision to maintain open the Adelaide and Brisbane Consulates has been announced by the Italian Ministry of Foreign Affairs to the local communities.

This a positive outcome for the local Italian communities, for those who committed themselves to a long campaign in favour of the two Consulates and for Italy that can continue to utilize, in all Australian States, its consular network to promote Italian language and culture, Italian made products and Italy as a destination for tourism as well as business. It is also an extremely good result for the Italian Parliament that achieved this remarkable turn-around by the Government.

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Procedere con cautela ma fermezza. Sgomberare il terreno da inutili polemiche. Comprendere che l'esenzione IMU per i residenti all'estero, anche se solo per i pensionati iscritti all'AIRE, è un risultato positivo che va liberato da interpretazioni restrittive. Basti pensare che un italiano che risiede in Italia, pagando un affitto, dovrà comunque versare l'IMU prima casa, anche se non ha altre abitazioni.Dire mezze verità non aiuta mai a capire, in particolare quando si parla di temi che sono politici ma anche tecnici e quando, attorno all'intreccio IMU, TASI e TARI, per gli italiani all'estero si intrecciano anche i rapporti tra deputati e senatori eletti oltreconfine.Nel regime ICI, smantellato dal Governo Berlusconi, gli italiani all'estero godevano di una posizione di rendita per cui l'abitazione in Italia, se non affittata, veniva esclusa dall'imposta comunale. Il centrodestra, con Forza Italia che allora si chiamava PDL, approvò l'abolizione dell'ICI sulla prima casa dimenticando gli italiani all'estero. E gli italiani all’estero, infatti, cominciarono a pagare l'ICI proprio allora, per la prima volta! Anche per chi non aveva altra casa! Si passò cioè da un regime privilegiato a una palese discriminazione! Quindi sono oggi davvero poco credibili gli attacchi rivolti alla maggioranza da Forza Italia.In questa legislatura il Senato, con la conferma della Camera, ha introdotto sull'IMU prima casa, non locata, un esonero per i pensionati residenti all'estero e iscritti all'AIRE. Il giorno dopo l'approvazione della norma dicemmo che la sua interpretazione sarebbe stata complessa. Definire "pensionato" non è semplice e, infatti, il Governo ha delimitato la condizione, oltre all'AIRE, anche alla titolarità a pensione estera.Deputati e senatori di maggioranza stanno lavorando alla interpretazione della norma per assicurare la sua estensione ad una platea più ampia di pensionati ma anche all’elaborazione di eventuali modifiche, qualora non fosse possibile procedere a una interpretazione più ampia. Inoltre, stanno lavorando sia dal punto di vista politico che tecnico a una revisione completa della materia fiscale per i residenti all'estero.Questo lavoro, politico e tecnico, avviene ogni giorno nelle aule parlamentari. I risultati possono arrivare se insieme si lavora per raggiungere risultati concreti anziché fare campagna elettorale contro qualcuno o, più in generale, denigrando gli eletti all'estero.ItaliaChiamaItalia, in numerosi articoli e interventi, ci richiama con sollecitudine a trovare una soluzione. Bene farlo con parole ragionevoli, entrando nel merito e contribuendo a trovare soluzioni. Meno utile trasformare l'intera vicenda in una sorta di fallimento degli eletti all'estero. Non sono il solo a pensare che per ragioni di equità, per il conseguimento degli obiettivi generali di parità di trattamento, centrali ad una razionale impostazione delle politiche per gli italiani residenti all'estero, risulti fondamentalmente procedere a una completa revisione del regime fiscale per i residenti all'estero.Noi continueremo a impegnarci. Lasciamo ad altri sia la pavida attesa che le offese gratuite.On. Marco Fedi
Wed, May 06, 2015 4:28:00 PM, Continue reading at the source
Il Corriere della Sera di oggi pubblica con grande evidenza una corrispondenza da Brisbane sullo sfruttamento dei giovani che entrano in Australia con un visto di vacanze-lavoro. Si tratta di vicende riguardanti non pochi dei circa 150.000 giovani che nel 2014 hanno usufruito di questo particolare visto, tra i quali circa 15.000 italiani, vicende portate alla luce da un noto programma televisivo australiano. La decorrenza del visto, come è noto, è di un anno e può essere prorogata di un altro anno a condizione che il lavoro si svolga per almeno tre mesi in zone rurali abbastanza disagiate. Nel programma si parla di prevaricazioni riguardanti l’orario e le condizioni di lavoro, di inadempienze e sfruttamento salariali e addirittura di abusi anche di carattere personale, resi possibili dalla necessità di ottenere un’attestazione delle prestazioni lavorative effettuate in zone rurali ai fini del prolungamento della permanenza nel Paese.Nella stessa corrispondenza si riporta la testimonianza della presidente del Comites di Brisbane che afferma di avere ricevuto molte denunce dello stesso tenore e di avere constatato la reticenza degli interessati a denunciare l’accaduto, a causa del timore di dover lasciare il Paese.Le autorità dello Stato del Victoria hanno aperto un’inchiesta sul caso e quelle federali hanno deciso che la permanenza “volontaria” nelle farm non sarà più una condizione per il rinnovo del visto vacanze-lavoro. Diamo atto alle autorità australiane, dunque, di una capacità di reazione pronta e ci auguriamo efficace. Una decisione in linea con la richiesta formulata dalle rappresentanze di base. Insieme alla esigenza di una maggiore informazione al fine di inquadrare il visto vacanze-lavoro nel filone delle opportunità formative, di studio e lavoro, e non tra le scelte di vita legate alle migrazioni, per le quali esistono prassi, categorie di visti e procedure chiarissimi! Si pone, tuttavia, per noi italiani, che esprimiamo uno dei maggiori contingenti delle richieste di visti in Australia, il problema di cosa le nostre rappresentanze vogliano e possano fare per seguire, sostenere e tutelare i nuovi emigranti che lasciano il Paese in cerca del lavoro che non trovano in Patria.Si tratta di una questione che evidentemente trascende le vicende portate alla luce in Australia e che riguarda la maggior parte dei Paesi verso i quali si dirigono i protagonisti delle nuove mobilità. A differenza di altre fasi emigratorie, quando gli accordi bilaterali incanalavano i flussi entro regole abbastanza definite, questa nuova emigrazione in larga misura si svolge in assenza dell’intervento pubblico e di sostegni operativi. Eppure, per quanto riguarda i giovani, il fenomeno ha raggiunto dimensioni allarmanti, che si attestano oltre la soglia delle centomila unità ufficialmente censite, nei fatti più alta almeno di un terzo.I consolati, ridotti all’osso e oberati da impegni crescenti, si limitano a raccogliere richieste e proteste, a cose fatte. Gli stessi COMITES, dove ancora ci sono, intervengono per dare indicazioni e consigli se sono contattati dai nuovi arrivati, non avendo poteri e risorse per iniziative autonome. Il vero problema è dunque questo: come assumere urgentemente le nuove emigrazioni nelle politiche pubbliche sia dello Stato che delle Regioni. Solo a titolo di esempio, si potrebbero tentare alcune soluzioni, come creare un sistema di coordinamento dell’attività dei soggetti che operano nei luoghi di destinazione, (i patronati, le associazioni, gli istituti di rappresentanza), con l’obiettivo di costituire una rete di riferimento e di servizio; attivare nei consolati corsie preferenziali di contatto e dialogo con i nuovi migranti; organizzare un sistema permanente di informazione, articolato per area e per paese e istituire un portale pubblico interattivo a loro destinato, nel quale per ciascuna area indicare le regole di ingresso e di permanenza, le qualifiche professionali richieste, e altre cose di diretto interesse; aprire tavoli di collaborazione con le autorità dei paesi nei quali si dirigono i flussi più consistenti, e così via.Insomma, non possiamo attendere le corrispondenze dall’Australia o da qualche altra parte del mondo per giustificare un nostro ritardo e allontanare delle responsabilità precise di intervento che al nostro sistema pubblico toccano qui e ora.On. Marco Fedi
Wed, May 06, 2015 4:24:00 PM, Continue reading at the source
Buona festa della Liberazione a tutti gli italiani, in Italia e all’estero!Sono passati 70 anni da quando la lotta degli antifascisti e l’intervento militare dei Paesi democratici hanno consentito di liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo. A coloro che nella Resistenza e negli eserciti alleati hanno dato la loro vita per la libertà va il nostro ricordo reverente. A tutti coloro che hanno posto le basi per la vita democratica del popolo italiano va la nostra riconoscenza. La Costituzione, che ha raccolto i valori della Resistenza, ha indicato i principi e le forme della vita democratica e disegnato l’impianto istituzionale della democrazia rappresentativa. Nella Costituzione è riaffermata anche la missione di pace che il Paese si è dato nel momento in cui si è lasciato alle spalle il fascismo. Gli italiani da allora hanno compiuto un lungo cammino, entro i confini nazionali e all’estero. Hanno conseguito un grande progresso individuale e collettivo, hanno dovuto affrontare anche difficoltà, crisi e pericoli di regressione. Onorare la Resistenza e la Liberazione significa restare fedeli ai loro valori, testimoniandoli quotidianamente, difendere e sviluppare la libertà e la democrazia, corrispondere alla domanda di diritti che c’è nell’animo di ogni cittadino. Essere fedeli al messaggio della Liberazione oggi significa impegnarsi prima di tutto per la sicurezza e per la pace, resistendo alle forze che hanno innalzato la bandiera dell’intolleranza, del terrore, dell’odio religioso. La democrazia deve dare prova di certezza dei suoi valori e di fermezza nel saperli difendere. In secondo luogo, significa riunire le forze in uno sforzo solidale per superare le pesanti difficoltà economiche e occupazionali che hanno attraversato la società italiana. Le difficoltà si superano alzando la testa e guardando lontano. In questa prospettiva gli italiani all’estero possono dare un grande contributo, come hanno fatto in tutti i momenti difficili della storia nazionale. In terzo luogo, significa essere capaci di adeguare il funzionamento della democrazia italiana ai tempi di oggi, tenendo fermi i principi ma riformando l’organizzazione dello Stato e le regole del nostro vivere civile. E’ ciò che stiamo cercando di fare in Parlamento per rendere l’Italia un Paese più sano, più moderno e più efficiente e consentirgli di rafforzare il suo ruolo nel mondo. Viva la Resistenza, viva la Liberazione!On. Marco Fedi
Fri, Apr 24, 2015 8:51:00 AM, Continue reading at the source
Sulla nuova composizione del Consiglio Generale degli Italiani all’Estero non ho ritenuto utile intervenire pubblicamente se non per rivolgere un appello, anche dopo aver sentito il Comitato di Presidenza dello stesso in audizione alla Camera, a non dividersi sui numeri e a portare la discussione su un piano capace di assicurare una rappresentanza globale, prefigurando anche le linee di una sua radicale riforma.Temo che il Ministero degli Esteri, con la sua azione, abbia dato l’idea di voler riportare la rappresentanza comunitaria negli ambiti angusti dell’AIRE e di voler trasformare il CGIE in una sorta di microcosmo della cittadinanza, più che dell’italianità nel mondo, come dovrebbe essere. Non erano questi i presupposti per i quali è nato e andrebbe oggi profondamente riformato. Credo sia anche l’epilogo di una stagione “culturale” in cui la rappresentanza comunitaria, non legata in maniera diretta alle forze politiche, trovava spazio di discussione e conoscenza nei COMITES e coordinamento globale nel CGIE. Il 28 aprile il sottosegretario Giro incontrerà i Parlamentari eletti all’estero. Sarà difficile, anche se ci metteremo buona volontà, avere uniformità di valutazioni e unità di intenti. Non mi pare, tra l’altro, che l'unanimità si sia trovata nello stesso CGIE, nonostante il generoso sforzo del Segretario generale Carozza, che ringrazio. Uno sforzo – il suo - che va apprezzato perché va in direzione di una più ampia e articolata rappresentatività dell’organismo, ma che ovviamente lede gli interessi delle rappresentanze di Paese. Ho la sensazione che sia in atto un tentativo di trasferire le responsabilità sui parlamentari eletti all'estero, come spesso è accaduto di fronte a scelte difficili. Per quanto mi riguarda, non mi presterò a questo gioco. Il diritto di critica è una prerogativa anche di chi fa parte della maggioranza. Per questo voglio chiarire che non si tratta di posizioni di parte perché ho ribadito a suo tempo che avrei preferito riformare in maniera drastica i COMITES e il CGIE, anziché procedere con questa serie cumulativa di errori e disattenzioni.Il combinato disposto di un crescente distacco dalla politica, di un analogo scarso interesse per una rappresentanza di base fine a se stessa e slegata da ogni reale potere di intervento, i tanti ritardi e rinvii, la serie interminabile di errori, ostacoli ed inefficienze, hanno portato ad un risultato che non può certamente trovarci soddisfatti e lasciarci tranquilli.Parlare di AIRE come se questa fosse la base del vivere comune, dimenticando gli oriundi, coloro i quali all'AIRE non si iscrivono, i ricercatori e professionisti, tutto quel mondo che merita rispetto ed attenzione, significa relegare alcuni Paesi a semplici testimoni della rappresentanza, escluderne altri e soprattutto non dare visibilità ad aree geo-politiche strategiche in cui sarebbe importante dare voce alla crescente presenza italiana.In conclusione, credo sia sempre più urgente assumere l’impegno di mettere in cantiere prima possibile una riforma complessiva della rappresentanza di base e intermedia. On. Marco Fedi
Thu, Apr 16, 2015 1:57:00 PM, Continue reading at the source
L’eliminazione di 57 lettorati nei programmi di intervento per la promozione della lingua e cultura italiane nel mondo per l’anno scolastico 2015-2016 è il frutto di una decisione errata e grave che non può passare sotto silenzio.L’Amministrazione del MAECI, con l’avallo dei responsabili politici del settore, ha deciso di gestire la riduzione del contingente di personale scolastico inviato all’estero praticamente potando in buona parte uno dei rami essenziali della presenza della cultura italiana nel mondo, i lettorati appunto, che pure si sono dimostrati negli specifici contesti in cui hanno operato uno degli innesti più fecondi nei sistemi universitari di tanti Paesi stranieri.MAECI e Governo fuori strada: privilegiano i costi amministrativi ai lettorati. La riduzione del contingente scolastico all'estero è grave. Aver accelerato i tempi è gravissimo. Non avere tenuto conto di un parere espresso dalla III Commissione Esteri della Camera che chiedeva di distinguere tra lettorati e contingente scolastico, tutti importanti ma impegnati su aspetti profondamente diversi della diffusione e promozione di lingua e cultura, è stato un errore politico e una disattenzione da parte del Governo nei confronti del Parlamento.Non è il caso di edulcorare la gravità di una tale decisione con l’affermazione, più volte udita, che la responsabilità della riduzione del contingente è del Parlamento, che ha inserito questa misura in finanziaria e ha dunque legato le mani all’Amministrazione. Non ho esitazione a dire che quella decisione, assunta per altro in termini puramente quantitativi, è stata sommaria e sostanzialmente sbagliata. Tra l’altro, di fatto è diventata un modo per eludere una politica di vera spending review, nella quale doveva essere inquadrata.Detto questo, tuttavia, è pur vero che l’Amministrazione e i titolari politici del MAECI sono tenuti a gestire una tale misura, sia sul piano quantitativo che su quello qualitativo. E in questi anni, di fatto, è avvenuto che non solo i tempi di riduzione del contingente sono stati anticipati di un anno, ma che sono sguarnite numerosi postazioni di alto valore qualitativo, che dovevano essere invece preservate e semmai sviluppate.Tre queste i lettorati, che servono a far vivere quotidianamente l’italianità nei maggiori centri accademici del mondo e aiutano a moltiplicare la ricerca e lo studio della storia e della cultura italiana tra generazioni di giovani che si accingono a diventare classe dirigente nei loro Paesi. Senza trascurare gli effetti indotti sul piano degli scambi e del turismo che da una tale attività può derivare.Ci si è accaniti, invece, a mutilare questo filone di presenza culturale, risparmiando altri filoni di natura amministrativa e interrompendo in molti casi la catena formativa che partendo dai livelli di base trova il suo naturale coronamento in quello universitario. In questo modo, non si è rispettata un preciso orientamento della Commissione Esteri della camera che aveva indicato l’opportunità di tenere distinta la riduzione del contingente dalla presenza dei lettori nelle università straniere.Si tratta di un errore strategico che va recuperato e prontamente corretto. È questo l’invito che rivolgo ai responsabili politici del Ministero e all’Amministrazione. In ogni caso, non perderò occasione per riproporre in Parlamento la questione, con la speranza che non si debba sempre inseguire decisioni discutibili, ma ci si possa confrontare con il Governo su politiche organiche, magari in occasione di un’ormai improcrastinabile riforma di sistema.On. Marco Fedi
Fri, Apr 10, 2015 10:35:00 AM, Continue reading at the source

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