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Adelaide and Brisbane will maintain the Italian Consulates!

The decision to maintain open the Adelaide and Brisbane Consulates has been announced by the Italian Ministry of Foreign Affairs to the local communities.

This a positive outcome for the local Italian communities, for those who committed themselves to a long campaign in favour of the two Consulates and for Italy that can continue to utilize, in all Australian States, its consular network to promote Italian language and culture, Italian made products and Italy as a destination for tourism as well as business. It is also an extremely good result for the Italian Parliament that achieved this remarkable turn-around by the Government.

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Uno dei sistemi attraverso i quali Rai Italia arriva in Australia, il DTH (Direct To Home), cioè la ricezione con un’antenna parabolica domestica che si collega direttamente al satellite, è andato in tilt dal 1 luglio e molte famiglie sono rimaste senza segnale ma, cosa ancora più grave, senza alcun tipo di comunicazione o informazione. “Siamo alle solite. L’informazione non viene prodotta o non arriva ai destinatari che, in Australia, si trovano senza segnale satellitare, senza informazione RAI e senza saperne la ragione” – ricorda l’On. Marco Fedi che ha oggi inviato una richiesta di chiarimenti a Rai Italia. “Qualunque sia la ragione è sempre opportuno informare gli utenti che in molti casi non hanno la più pallida idea di cosa debbono fare”. “Arrivano segnalazioni da utenti che, oltre a lamentare l’assoluta mancanza di informazione, raccontano di operatori locali che fanno pagare importi elevatissimi per un nuovo decoder”. “Ritengo assolutamente prioritario informare gli utenti del segnale di Rai Italia e continuare a favorire la ricezione del segnale in tutti i modi, incluso il DTH” – ha concluso l’On. Marco Fedi.
Mon, Jul 06, 2015 12:25:00 PM, Continue reading at the source
Con la risoluzione n. 6 della Direzione per la Legislazione Tributaria e il Federalismo Fiscale del Dipartimento delle Finanze, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha ufficializzato l’interpretazione dell’art. 9-bis del DL 28 marzo 2014 n. 47, convertito dalla legge 23 maggio 2014, n. 80, riguardante l’equiparazione ad abitazione principale di una sola unità immobiliare non locata posseduta da cittadini italiani iscritti all’AIRE e pensionati nei Paesi di residenza.Dopo l’incontro con i dirigenti della Direzione Generale si era stabilito che l’esenzione IMU ed il pagamento ridotto di due terzi di TARI e TASI spettasse non solo ai titolari di pensione corrisposta dai paesi di residenza ma anche ai titolari di pensione in convenzione, anche quando non percepiscono pensione locale, in conseguenza della natura della pensione maturata grazie ai contributi italiani ed esteri. Tale impostazione è ora confermata ufficialmente. Permane l’esclusione dall’esonero per i soli pensionati di pensione italiana maturata autonomamente in assenza di una pensione corrisposta dal paese di residenza. Non sarà invece possibile avvalersi dell’equiparazione se si risiede in un Paese diverso da quello che eroga la prestazione locale. Analogamente è confermata l’impossibilità dei Comuni di applicare ulteriori agevolazioni.L’esonero IMU e la riduzione a solo un terzo del pagamento di TARI e TASI spettano quindi a chi è titolare di pensione erogata dai paesi di residenza, incluse le pensioni di invalidità, a chi riceve pensione in Convenzione, anche se non percepisce pensione locale, a chi riceve pensione italiana autonoma, purché titolare anche di pensione locale. Non spetta ai soli titolari di pensione autonoma italiana.Importante infine segnalare che l’equiparazione si applica al cittadino iscritto all’AIRE, pensionato, anche se l’immobile si trova in un comune diverso da quello di iscrizione.
Fri, Jun 26, 2015 4:54:00 PM, Continue reading at the source
DEPUTATI PD ESTERO INTERROGANO IL GOVERNO: AUMENTARE L’IMPORTO MINIMALE DELLE PENSIONI AGLI EMIGRATI
Thu, Jun 25, 2015 5:11:00 PM, Continue reading at the source
VISTI, CITTADINANZA, CORSI DI LINGUA: LA NEWSLETTER DI MARCO FEDI (PD)
Tue, Jun 23, 2015 3:50:00 PM, Continue reading at the source
1. L’equità prima di tutto Nei giorni scorsi ho ricevuto messaggi di sostegno alla mie riserve sulla ingiusta tassazione al 32.5% del reddito prodotto dai titolari di visto vacanza-lavoro proposta dal governo australiano. Ho ricevuto, però, anche alcune osservazioni critiche riguardo all’intervista rilasciata a Il Globo.Sul tema si possono certamente avere opinioni diverse, ma credo sia utile alla discussione spiegare in maniera più precisa e articolata la mia posizione.La modifica che il Governo si appresta a introdurre dal 1° luglio 2016 riguarderebbe la residenza. Per stabilire il livello di tassazione occorre determinare se si è residenti ai fini fiscali. Si risponde a un test e, generalmente, chi ha trascorso in Australia un periodo ragionevole di tempo con un impiego a carattere continuativo e una fissa dimora, può ragionevolmente qualificarsi per la tassazione da residente e quindi, ove il datore di lavoro abbia applicato una ritenuta del 32.5%, può recuperare a conguaglio, dopo la presentazione della denuncia dei redditi, la differenza tra le tasse dovute e quelle pagate. Oggi possiamo dire che per coloro i quali puntano, dal primo giorno, ad una sistemazione professionale e lavorativa a carattere continuativo esiste un forte incentivo ad essere in regola e a presentare denuncia dei redditi. Dal 1° luglio 2016, con le modifiche alle norme sulla residenza, avremmo tutti i lavoratori con visto vacanza-lavoro tassati all’aliquota fissa del 32.5%, indipendentemente dalla qualità della residenza. Si creerebbe, così, un forte incentivo a non essere in regola, alimentando quell’area di sfruttamento che è stata più volte denunciata nei mesi scorsi.Si tratta, in definitiva, di una questione di equità fiscale a fronte di un visto vacanza-lavoro che nasce con l’intento di avvicinare i giovani a cultura, lingua e tradizioni di un altro paese. Ma questo dovrebbe avvenire in un regime di equità, senza che questi giovani siano soggetti a sfruttamento o diventino vittime di una palese discriminazione. Ecco perché il richiamo agli impegni australiani in sede di International Labour Organization sono opportuni. Tra l’altro è proprio l’organizzazione internazionale del lavoro (OIL), organismo delle Nazioni Unite, ad occuparsi di questioni del lavoro attinenti alle migrazioni e a garantire parità di trattamento tra lavoratori, assicurando standard internazionali in materia contrattuale, sia per le condizioni di lavoro che per i trattamenti economici. 2. La Camera ha approvato la proposta di legge in materia di accesso del figlio adottato alle informazioni sulle proprie origini e sulla propria identità, con 307 sì e 22 no. Il testo passa ora all'esame del Senato. Si tratta di un risultato importante che offre a migliaia di persone la possibilità di ricongiungersi alle proprie origini. L’approvazione in prima lettura rappresenta un passo importante di adeguamento del nostro ordinamento alle decisioni della Corte costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo. Si sancisce un principio: al diritto della madre che ha partorito nell’anonimato e che va tutelata nella riservatezza, si affianca il diritto del figlio dato in adozione di conoscere le proprie origini, sia per ragioni esistenziali sia per ragioni medico-biologiche. Fino ad oggi, quelli del figlio sono stati diritti negati. Con la nuova legge si introduce un meccanismo che consente all’adottato non riconosciuto, attraverso i Tribunali per i minorenni, di far interpellare la madre biologica per verificare se le cose sono cambiate e se vuole dare il suo consenso a rendere noti i dati. La madre che non ha riconosciuto il figlio conserva il diritto a confermare l’anonimato, che nessuno può violare. Ma può anche dare la sua approvazione, come sempre più spesso accade, e offrire così a quel figlio il conforto della conoscenza e del riconoscimento della propria origine. 3. Cittadinanza: a quando il cambiamento? Nelle prossime settimane dovrebbe aprirsi alla Camera la discussione sulla proposta di legge d’iniziativa popolare di riforma della cittadinanza. La proposta di legge apporta delle modifiche alla legge 91 del 1992 per regolare l’acquisto della cittadinanza italiana per i nati in Italia da cittadini di altri paesi con regolare permesso di soggiorno e per ridurre il numero di anni necessario per acquisire la cittadinanza italiana. Si tratta di una proposta importante che affianca altre proposte di analogo tenore già depositate in Parlamento.Contemporaneamente la Commissione affari esteri del Senato sta esaminando una proposta di legge che raccoglie i principali aspetti sulla cittadinanza riguardanti le nostre comunità all’estero. Si tratta di un testo unificato, specifico per gli italiani nel mondo.La prima considerazione è relativa a come si comporteranno i gruppi parlamentari. Dovremmo chiedere una prima consultazione tra i gruppi del PD per decidere se il testo unificato che sta avanzando in Senato sia la proposta da sostenere, con la conseguenza di non presentare emendamenti al testo che arriverà alla Camera, che come abbiamo detto riguarda solo gli immigrati in Italia. Sarebbe la strategia auspicabile, a condizione di avere la certezza che il Governo non intralcerà l’iter. È un bel dire, infatti, che la cittadinanza è materia di attenzione del Parlamento se poi si rischia di trovarsi di fronte ad un parere negativo del Governo.La seconda considerazione riguarda l’esigenza di allargare la strategia sulla cittadinanza agli eletti all’estero. Per quanto mi riguarda, punterei sul testo che ha predisposto il Senato impegnando i gruppi di Senato e Camera a sostenere e votare il provvedimento che affronta il riacquisto della cittadinanza e il superamento della discriminazione verso le donne per quanto concerne la trasmissione jus sanguinis della cittadinanza italiana.La terza considerazione riguarda l’attesa che il Governo, su alcuni temi centrali degli italiani all’estero, assuma una posizione più precisa e definita. Aspettiamo che qualcuno dica qualcosa in proposito. 4. Quale percorso per la riforma della 153/71 sui corsi di lingua e cultura italiane? Sull’importante questione della promozione della lingua e cultura italiane all’estero vorrei cercare di chiarire di cosa si parla, quale sia il percorso che il sottoscritto vorrebbe vedere realizzato e cosa sta facendo il Governo.Gli obiettivi comuni Realizzare una riforma delle legge 153/71, nata in un tempo lontano per assistere i figli degli emigrati in vista di un loro ritorno in Italia, e successive modifiche, per migliorare la diffusione della lingua italiana nel mondo, renderla più adeguata ai cambiamenti avvenuti nelle nostre comunità e garantire la continuità dell’insegnamento nella scuola dell’obbligo e nel percorso formativo delle persone in un quadro di eduzione interculturale.I soggetti interessati Modificare l’orientamento iniziale della legge 153/71, cioè l’assistenza scolastica ai figli dei migranti, ampliandola a tutti i cittadini dei paesi di emigrazione e di presenza italiana nel mondo, come lingua di cultura, lingua comunitaria e lingua straniera: in altre parole rivolgersi a tutti i soggetti, in età scolare e adulti, fissando priorità secondo le esigenze locali.Gli strumenti per realizzare gli obiettivi Prima questione: agenzia, dipartimento o ufficio di una Direzione generale? Seconda questione: a chi assegnare le responsabilità gestionali e di controllo, a qualche Ministero o alla Presidenza del Consiglio?Le proposte di legge finora presentate propongono soluzioni diverse tra loro. Sciogliere questo nodo appare a molti come la questione centrale della riforma. Sia l’agenzia che il dipartimento, però, rischiano di soffrire di un male comune: se l’amministrazione intende utilizzarle a proprio uso e consumo, riuscirà comunque a farlo, indipendentemente dalla soluzione. In realtà, nella scelta tra agenzia, dipartimento o ufficio di una Direzione Generale, come avviene ora, ci poniamo un falso problema. La vera questione è sotto quale responsabilità politica la nuova struttura debba essere collocata. L’agenzia, se riusciamo a trovare un accordo, è lo strumento che garantisce maggiore autonomia poiché non risponde “direttamente” ad un solo Ministero o alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, come avverrebbe per il Dipartimento o l’ufficio di una Direzione Generale.Seconda questione: come fissare le priorità. Il Piano Paese è lo strumento utilizzato proficuamente nel recente passato per conoscere le esigenze formative dei Paesi di presenza italiana e poi in molte parti tralasciato per mancanza di convinzione del Ministero. Se riattivato in modo diffuso, da esso si possono desumere l’entità e le caratteristiche della domanda formativa, gli orientamenti per quanto concerne l’inserimento della lingua italiana nel curriculum scolastico, gli interventi diretti nell’insegnamento, con impiego di insegnanti, gli interventi indiretti, con programmi e progetti speciali, gli interventi previsti da accordi bilaterali e gli interventi unilaterali.Le risorse disponibili o da rendere disponibili L’orientamento prevalente è quello di mantenere scuola e cultura, insegnamento della lingua italiana e promozione di lingua e cultura italiane, unite sia negli obiettivi che negli strumenti. Possiamo pensare a una soluzione che tenga tutto insieme e quindi coinvolga, oltre agli enti gestori, anche gli Istituti italiani di cultura, la società Dante Alighieri e i lettorati, in una grande azione di coordinamento che includa anche il sistema universitario e le autonomie territoriali.Come utilizzare le poche risorse Oggi siamo di fronte ad una scelta obbligata: se pensiamo che sia indispensabile continuare ad inviare all’estero insegnanti di ruolo con le modalità attuali, siamo destinati ad una fase di rapida involuzione. Il primo presupposto deve essere che anche per gli insegnanti di ruolo inviati dall’Italia dove e quando il Piano Paese lo preveda e l’Agenzia, o Dipartimento o Ufficio della DG lo decida, abbiano un trattamento economico uguale a quello degli insegnanti impiegati in loco. Con l’aggiunta di una “ragionevole” indennità per le spese di prima sistemazione e di trasloco.Il falso dilemma: pubblico o privato Il problema della distinzione pubblico/privato è basato su un falso presupposto. L’intervento rimane pubblico, gli strumenti possono essere pubblici o privati secondo le richieste del Piano Paese e comunque in linea con standard europei sia formativi che retributivi.Su cosa mi sentirei di scommettere? La Farnesina, su questo tema almeno, ha le idee molto chiare. Mantenere fermamente il controllo sia della gestione che delle risorse. La riforma? Per i funzionari del MAE può aspettare. Intanto nella legge sulla “buona scuola” c’è una delega al Governo per la riorganizzazione dell’insegnamento all’estero. Senza farsi soverchie illusioni, forse è un’occasione da cogliere. On. Marco Fedi
Tue, Jun 23, 2015 2:15:00 PM, Continue reading at the source

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